L'altro mio Estro-Mondo...

Il Rumore dei Tasti...

domenica 8 aprile 2012

...MagnetiCandy!!!

Su EstrosaMente il MagnetiCandy... Clicca sulla foto per aprire il Post e partecipare lasciando un commento...

martedì 17 gennaio 2012

Orecchini Total Black!

Eccomi!
Primo Post dell'anno, dedicato a creazioni Silver!
Un Post veloce, veloce... per un paio di orecchini, semplice ma... d'effetto!
Il nero doveva essere il colore predominante...


Più di così... direi!
A tutti l'augurio di una buona serata.
A presto con altre novità a marchio 925...
Quest'anno, dopo aver dato ampio "sfogo" alla voglia di orecchini, spero di sbizzarrirmi con braccialetti & Co. Staremo a vedere...
Estrosissimi Saluti!

lunedì 2 gennaio 2012

Chi ben comincia...

Sono felicissima!
Comincia proprio bene questo 2012... con un piccolo progetto realizzato!!! Di che cosa si tratta?Lascio lo spazio a foto e testo...


SOTTOBICCHIERI... SULL'ALBERO!

Natale, è atmosfera. Atmosfera, è Natale. Per le vie delle città. Nelle piazze. Nelle case. Nei negozi. Nei locali… E cosa c’è di più magico che ispirarsi, per crearla, a ciò che ci circonda? Così, dei comuni e semplici sottobicchieri di carta possono diventare degli originali addobbi da appendere sull’albero… dentro ad un pub. Oppure… Possono diventare degli addobbi speciali. Magari, da appendere sull’albero decorato da una giovane coppia. Addobbi speciali, in ricordo di un appuntamento speciale. Ogni addobbo, un ricordo. Ogni ricordo, un pizzico di atmosfera in più… per le Feste!

L'idea è stata pubblicata proprio oggi sul sito Youngdesigner.it...
Questo, il link:
E... di nuovo, anche questo Post finirà su tutti e tre i Blog!
Un mare di Auguri... Estrosissimi Saluti!!!

sabato 24 dicembre 2011

Buon Natale!

A Tutti...



Estrosissimi Auguri per un Sereno e Felice Natale!!!

domenica 11 dicembre 2011

La raccolta delle Olive (Seconda Parte)

Il primo Post di dicembre, per la seconda ed ultima parte del racconto!

Il tempo, fino al momento di andare a dormire di nuovo, passò come il solito, tra una partita a carte ed una semplice chiacchierata. Il letto, nella loro camera,fu di nuovo il custode dei loro sogni, delle loro speranze e delle semplici aspettative che sembravano aver riempito la mente di entrambi su quella che sarebbe stata la raccolta del giorno che doveva arrivare e dei tanti altri, fino al momento della molitura che, seppur parve non farsi sentire minimamente, arrivò presto.

Da quando avevano iniziato al quindic i dicembre, infatti, il tempo sembrò aver messo le ali.

Le produzioni d’ogni singola giornata di raccolto rimasero, nel complesso, sugli stessi livelli della prima, per un totale di circa novanta quintali d’oliva.

La mattina del quindici, Roberto si alzò presto, diede un bacio a sua moglie promettendole che avrebbe fatto il possibile per tornare ad un’ora decente per la cena, dopodiché si diresse, con un piccolo rimorchio pieno di quanto avevano raccolto sistemato dietro all’auto, fino al frantoio che, da casa loro, distava ben 25 km.

Una volta giunto a destinazione fu subito accolto dai due operai che si occuparono dello scarico delle sacche dalla vettura.

Entrando dentro, seppur non fosse la prima volta, fu enormemente colpito e affascinato allo stesso tempo, da tutto ciò che significava un vero e proprio sistema di molitura a freddo.

Seppur il rumore fosse assordante per un orecchio poco abituato, a lui sembrava non dare minimamente fastidio, anzi.

I suoi occhi si persero nell’osservare il perfetto giro delle macine di granito, il perfetto attrito che avevano con il pianale, dello stesso materiale, posto al di sotto di loro, il meccanismo, fin troppo laborioso, utilizzato dagli addetti per impilare le presse ed infine, pur saltando qualche passaggio, la bellezza nel vedere, come per magia, per mezzo di uno strano e caotico mezzo, il separarsi dell’acqua dall’olio.

Attese con calma il suo turno, per nulla dispiaciuto di dover indugiare di fronte a tanto ingegno e bellezza.

Nel momento in cui l’orologio appeso al muro segnò l’una precise, vide avvicinarsi il proprietario dell’intero stabile: “Ci dispiace averla fatta attendere, purtroppo in lavori come questi non si sa mai a quale contrattempo si può incorrere. Comunque adesso stiamo iniziando la lavorazione della sua oliva, preferisce rimanere per tutto il tempo, oppure tornare una volta che avremo finito?”.

Roberto sorrise a quella domanda, poi, ringraziando per la cortesia, rispose: “Non c’è problema. Ho già avvisato a casa che sarei tornato solo per l’ora di cena, se non le dispiace preferirei rimanere qui tutto il tempo. Non per sfiducia nei vostri confronti, tutt’altro, sono semplicemente affascinato da tutti questi meccanismi, tutto qui”.

A sua volta anche il frantoiano sorrise, più che felice di sapere che a qualcuno piaceva tutto ciò che nel tempo aveva costruito.

Osservando che aveva un po’ di tempo libero e che il signor Roberto sarebbe stato il penultimo cliente della giornata, disse: “Mi fa piacere sentirglielo dire. Una volta tanto, in mezzo a tutte le lamentele che ricevo per l’insopportabile rumore, è bello ascoltare una campana discordante dal coro”. Fece una breve pausa per riprendere fiato, dopodiché parlò di nuovo: “Ho notato che il cliente che dovrebbe esserci dopo di lei non è ancora arrivato, che ne direbbe di fare un accurato giro di perlustrazione, magari potrei farle vedere tutte le fasi di questo tipo di produzione, dalla prima all’ultima, cosi, tanto per passare un po’ di tempo, anche se in realtà non è la prima volta che viene qua”.

Roberto accettò con piacere.

Saltando la fase in cui il cliente arriva con il frutto, anche se fondamentale, per così dire, iniziarono con quella in cui il frutto è dato alle macine attraverso un sistema di cattura dal basso, d’aspirazione e di rigetto dall’alto. La seconda, come già accennato, invece, fu la molitura.

Il proprietario, perso nelle sue accurate descrizioni, gli spiegò che, all’incirca, l’oliva era fatta schiacciare per bene per una mezz’ora.

Più sbrigativa fu la spiegazione delle fasi successive e delle modalità utilizzate per la preparazione, con la pasta d’oliva appena ottenuta dalla macinazione, della pila posta sopra di un carrello, sorretta da un forte fulcro in ferro, destinato, a sua volta, alla compressione mediante una pressa. Ciò che ne usciva fuori era l’olio misto ad acqua, insomma, il prodotto allo stato grezzo.

Come ultima fase si ritrovò davanti a quel macchinario tanto rumoroso che all’inizio lo aveva colpito, il separatore.

Roberto cercò di capire meglio che poté il funzionamento di quello strano marchingegno, alla fine, però, si limitò ad ammirarne solo il risultato.

Il giro era finito.

Per quanto lo avesse voluto, ora il proprietario non aveva proprio più tempo da dedicargli, cosi, rimuginando su tutto ciò che aveva appena appreso, se ne tornò al suo posto in attesa di vedere anche il suo olio distinguersi dall’acqua.

Il momento non tardò poi molto ad arrivare, o così gli sembrò.

L’orologio segnava le sei e mezza del pomeriggio.

Avvicinandosi al separatore, Roberto assisté, orgoglioso, alla fuoriuscita delle sue prime gocce d’olio.

Come un bambino alle sue prime esperienze, non poté evitare di infilare la punta di un dito sotto a quel raggio denso al tatto e verde acceso alla vista. Il sapore, come ogni anno, lo stupì, ricordandogli di quanto si possa essere sempre troppo poco abituati al pizzicore e al gusto forte del olio appena prodotto.

Era felice, non c’era che dire.

La sua gioia aumentò ancora di più nel momento in cui si trovò in macchina, sulla strada che lo avrebbe presto riportato a casa da sua moglie che lo attendeva.

Anche per quel tragitto inverso il rimorchio era pieno.

Questa volta, a sostituirsi al frutto d’origine, c’era il prodotto finale, un buonissimo prodotto finale, alla faccia di chi non c’aveva creduto per niente, pensò.

Il tempo fu un lampo.

Attendendolo sulla soglia di casa, Lucia lo abbracciò forte, consapevole di essersi sentita fin troppo sola in quella grande casa vuota, poi chiese: “Allora, come è andata?”.

Gli occhi di Roberto che la stavano fissando le risposero prima della sua voce. Il loro incessante brillare fu accompagnato dalle parole di lui: “È andato tutto molto bene. Oserei dire benissimo. Ogni quintale d’oliva ha prodotto circa 20 chili d’olio”.

Non si dissero altro, entrarono a casa, si abbracciarono di nuovo, dopodiché, affamati, provvidero alla cena.

Ovviamente, per assaggiare il risultato di tanto impegno e dedizione, non mancò anche una fetta di bruschetta ciascuno, tra le altre tante cose che Lucia, sicura d’avere qualche cosa da festeggiare al ritorno del marito, aveva preparato durante tutto il pomeriggio.

La mattina dopo si svegliarono presto come sempre, pur non avendo nulla in particolare da fare.

Con l’occasione, si dedicarono alla preparazione dei doni di Natale per i parenti ed amici e alla preparazione dell’albero.

A metà mattinata si recarono al vivaio per acquistarne uno piccolo, comprarono anche qualche nuovo addobbo, dopodiché tornarono a casa, dove già in sala c’era un posto vuoto ad attendere il giovane sempreverde.

Erano l’una e mezza e già tutto era finito di sistemare.

Prima di procedere con il pranzo, Lucia si fissò ad osservare il bel lavoro fatto e, guardando anche Roberto, con voce tremolante, disse: “Sai, è da un po’ di tempo che dovrei dirti una cosa. Vista la gioia di questi giorni, questo mi sembra il momento migliore”.

Fece una breve pausa, poi continuò: “Aspetto un bambino, o meglio…aspettiamo un bambino”.

Roberto rimase in silenzio, complice anche il fatto che nemmeno Lucia sapeva più cosa dire.

La baciò e la strinse a sé fino a farle mancare quasi il respiro, dopodiché disse: “È il regalo di Natale più bello che avresti mai potuto farmi”.

Lei era contentissima di sentirglielo dire.

Attesero ancora un po’, non volendo guastare la magia che si era creata, poi andarono a mangiare.

Questa volta il pasto non fu silenzioso come di solito succedeva, anzi.

La bellissima novità aveva portato un fervore in casa che da tempo non si avvertiva più nella felice monotonia d’ogni singolo giorno.

Seduti intorno al tavolino, poco distanti dal camino, ora entrambi stavano fantasticando su che cosa sarebbe diventata la loro vita con un pargoletto in casa.

Non riuscendo a trattenere le risa che i suoi buffi pensieri gli provocavano, Roberto esplose dicendo: “Pensa quanto sarebbe bello se fosse un maschietto. Un piccolo ometto di casa. Sarebbe fantastico potergli un giorno imparare a prendersi cura del nostro modesto oliveto e della casa, non credi?”.

Lucia sorrise, consapevole del fatto che suo marito da sempre era più incline a voler un figlio maschio, poi però, pensando anche all’altro cinquanta per cento delle possibilità, disse: “E se invece fosse una femmina, ti dispiacerebbe? In quel caso potrei essere io ad impararle tante piccole cose, a cucinare, cucire, lavorare a maglia. Sono sicura che, alla fine, suo padre sarebbe contento di ricevere in dono i piccoli oggetti che lei confezionerebbe, tutti solo ed esclusivamente per lui, il primo uomo della sua vita”.

Era vero, anche nel caso di una femminuccia la prospettiva non sarebbe stata molto diversa, in fondo l’amore che li legava a quella casa e a quella terra sarebbe stato trasmesso in ogni modo.

Alla luce di tutte quelle nuove considerazioni Roberto e Lucia si rilassarono, accoccolati accanto al fuoco.

In fondo nessuno dei due aveva la capacità di prevedere il futuro.

L’unica cosa che sembrava essere certa era che sarebbe stato radioso, perché, anche se non avevano mai avuto una vita troppo mondana e sfarzosa, era nella semplicità e nel dare il valore alle piccole cose che loro, insieme al loro amore e alla loro voglia di stare sempre uniti, erano riusciti a vivere in una serenità e felicità immense che pochi conoscono.

In realtà erano più ricchi di qualsiasi altro, possedendosi sempre l’un l’altro.

Fine

Buona lettura e buona domenica! A presto.

mercoledì 30 novembre 2011

La Raccolta delle Olive

L'ultimo Post del mese, uguale per tutti e tre i Blog. E' un racconto che ho scritto qualche anno fa per un concorso e che - ogni anno in questo periodo - mi torna in mente...

La pioggia, che da giorni ormai sembrava voler allagare le campagne, aveva finalmente cessato di battere sopra i tetti della piccola Gubbio. A rubarle la scena, ora c’era un fortissimo vento gelido.

Gli infissi della finestra della camera da letto di Roberto e Lucia non sembravano accennare nemmeno ad una leggera pausa, tra un tonfo e l’altro. Il vetro era costantemente colpito dai tanti turbinii di foglie ormai secche, che - dai prati poco distanti dal casale di campagna - si alzavano continuamente, mosse dal respiro del cielo, come se volessero festeggiare quella piccola tregua, dopo aver nuotato per troppo tempo in litri e litri d’acqua, con una danza sublime e allo stesso tempo accattivante.

L’orologio sul grande comodino in legno di noce segnava già la mezza notte.

Nonostante l’ora tarda, la camera era ancora perfettamente inanimata, piena soltanto del buio di fuori e dell’ululare del vento che gli spessi doppi vetri non riuscivano a tener fuori.

Di sotto, nella calda e piccola cucina, accanto al fuoco che, ormai quasi del tutto spento, sembrava voler esulare in fretta l’ultimo respiro nel grande e vecchio camino, c’erano loro.

Stretti in una soffice coperta di lana, ragionavano su che cosa sarebbe stato il giorno dopo, fin troppo consapevoli che la ricorrenza di santa Caterina, 25 novembre, era oramai passata. I tempi della raccolta delle olive erano maturi.

Stettero lì ancora un po’, poi, con una sola mezza candela fra le mani, si diressero di sopra.

Pochi istanti dopo spensero anche quell’ultimo barlume, lasciando spazio solo al loro bisogno di dormire e all’ormai fin troppo persistente rumore dell’inverno che, seppur anticipatamente, sembrava essere arrivato già da un po’.

Il mattino dopo furono svegliati dalla flebile luce del sole appena sorto e dal gracchiare, anche un po’ stonato rispetto a quello che sarebbe dovuto essere, dell’attempato gallo del loro pollaio.

Si alzarono di buona lena, si vestirono in fretta, fecero una breve e frugale colazione, dopodiché iniziarono i preparativi per l’imminente raccolto.

Come prima cosa si diressero in garage, a prendere quei pochi teli che avevano per sistemarli sotto le piante e qualche balla per poter riportare ciò che sarebbero stati i risultati del loro lavoro.

L’oliveto, da molti anni ormai, sembrava aver riacquistato il suo solito splendore. Il verde uniforme e fin troppo fitto su quei grandi rami e la presenza nera del frutto maturo, erano i segni più evidenti e felici degli ottimi risultati che la loro cooperazione aveva portato.

Cosi cominciarono.

Durante quelle ore di lavoro non si dissero niente, ognuno occupato nella sua specifica mansione, ognuno contento di godere di quella pace naturale.

Mentre Roberto si adoperava con agilità in braccio alle sue amate olive, Lucia si occupava della sistemazione dei teli sotto alle stesse e alla pulizia accurata dei rami più bassi, non volendosi pericolare troppo altrove.

Acino dopo acino era già arrivata l’ora di pranzo.

Volendo approfittare della bellezza di quella giornata di sole, Lucia tornò a passo svelto verso casa, preparò come meglio poté un cestino colmo di vivande, dopodiché torno dove era Roberto.

Seduti sotto l’ombra di una pianta, interruppero finalmente il silenzio.

Sempre con il pensiero rivolto all’attività che stavano portando avanti, fu Roberto a parlare per primo.

Indicando tutta la vastità che avevano di fronte, disse: “Che ne dici, credi che ci vorranno più di dieci giorni per completare il lavoro?”.

Osservando anche lei ciò che la circondava, Lucia rispose: “Non saprei cosa dirti. Quest’anno, a differenza degli altri, sembra esserci un’abbondante produzione. Fare un conto più o meno preciso del tempo che occorrerà per pulire tutte le piante è un po’ difficile. Ciò che è certo è che, comunque vada, per finire in tempi ragionevoli, occorrerà impegnare sia mattina che sera, non possiamo permetterci delle pause”.

Roberto annuì, dandole ragione, poi continuò: “Non vorrei essere in ritardo con la consegna al frantoio. Come ogni anno ho prenotato per i primi giorni di dicembre, diciamo intorno al 15 o 16 del mese, giusto per prendercela un po’ con comodo”.

Finirono in breve tempo di mangiare ciò che Lucia aveva preparato, mentre continuavano a ragionare insieme sul da farsi.

Alle due e mezza del pomeriggio diedero di nuovo il via alla raccolta e al silenzio, fino al momento dell’imminente avvicinarsi del tramonto.

Al calare del buio sulla grande distesa di piante, ripresero tutto ciò che si erano portati dietro e tornarono a casa, impazienti più che mai di sapere quanto erano riusciti a staccare, oliva dopo oliva, dalle cinque piante che, in quella prima giornata, avevano sistemato.

I loro occhi s’illuminarono di gioia quando videro il peso segnato dalla bilancia posta in garage. Facendo un rapido conto, ogni pianta, mediamente parlando, aveva prodotto quasi un quintale di frutto.

Rincasarono soddisfatti.

... Alla prossima, per il resto della storia.
I Miei immancabili Estrosissimi Saluti e l'augurio di una buona serata!
A presto.
PS: Spero di postare presto anche qualche creazione "a tema"... idee, idee, idee che mi stanno frullando per la testa. Staremo a vedere.

martedì 11 ottobre 2011

Argento, Swarovski e Fibra di Carbonio!

Eccomi di nuovo da queste parti!
Primo Post di ottobre (quasi a metà mese... il tempo vola ed io stento a rendermene conto!!!), anche per EstrosaMente Silver Creations.
Or dunque...
Per rimanere un po' in tema con il Post pubblicato su EstrosaMente, anche per quel che riguarda le lavorazioni marchiate 925, c'è voglia di resina...
In questo caso, mi sono affidata all'esperienza di un amico speciale che - ricavandole da uno scarto di lavorazione - ha realizzato per me due "sfogline" in fibra di carbonio.
L'eleganza del carbonio è nota a molti e non sono mancati famosi marchi di gioielleria che hanno inserito questo particolarissimo materiale qua e là.
EstrosaMente poteva essere da meno? Certo che... no!
Visti i risultati ottenuti per creazioni che esulano dal "ramo accessori", proprio non ho saputo resistere ed ho chiesto una mano per questo primissimo progetto.
L'idea è stata portata a termine pensando ad un'occasione speciale: il compleanno della mia adoratissimissima zietta Patrizia (ciao zia... baci, baci, baci! Non ce l'avere con me per queste poche righe... eh, eh! un abbraccio gigante!!!).
Che cosa ve ne pare? Indossati, sono veramente meravigliosi (sono orgogliosissima, devo ammetterlo... della collaborazione in primis e... Beh! Della creazione!!!).



Io, mi sono limitata alla fase finale di "levigatura" dei due pezzetti in fibra ed - ovviamente! - al montaggio. Posticipo ancora un po' il primissimo esperimento "tutto da sola".
Per il momento, dunque, vi abbraccio forte, forte, forte e vi auguro di trascorrere una piacevole serata.
A presto ed... Estrosissimi Saluti (silver, silver, silverrrrrrrrrrrr!!!).